Proposta indecente


Mi sono a lungo chiesta se ce l'avrei fatta a finire questo terzo racconto ma se state leggendo si suppone che alla fine ci sia riuscita.
Scusate se risulterà meno ispirato, meno eccitante, degli altri due ma vi assicuro che finirlo è stata un impresa.
Il fatto è che quando scrivi per lavoro, difficilmente ti resta voglia di farlo per diletto.
Ciò premesso vi prego di perdonarmi se, dopo questo racconto, mi ritrasformerò nuovamente in una semplice e anonima lettrice.

Chiedo umilmente perdono per la lunghezza.

Ho sempre lavorato, fin da quando avevo 16 anni.
Facevo la barista in un bar gelateria, 2 pomeriggi a settimana e 2 weekend al mese.
Lo facevo per disporre di soldi miei e per racimolare un gruzzolo da investire nel mio "progetto naso".
Quando io avevo sedici anni, sottoporsi ad un intervento di chirurgia plastica non era nemmeno lontanamente facile o economico quanto lo è adesso, perciò la cifra che stavo mettendo via era piuttosto sostanziosa per una ragazza della mia età.
L'anno in cui ne avrei compiuti diciotto poi, mettere via soldi era diventata un ossessione, decisa com'ero ad operarmi la mattina dopo essere diventata maggiorenne.
Il mio gruzzolo era, come detto, sostanzioso e, col cuore gonfio di attesa, quando mancavano poche settimane al fatidico giorno, mi ero recata in città, per farmi visitare dall'unico Chirurgo plastico che ero riuscita a trovare.
Avevo profumatamente pagato la visita e, quando mi avevano messo il preventivo tra le mani, m'era crollato il mondo addosso.
Mi mancavano due milioni e mezzo per raggiungere la cifra, anche investendo fino all'ultimo centesimo.
Di conseguenza il mio umore era nero in quei giorni e la mia testa tra le nuvole.
Quel pomeriggio ero di turno in gelateria. Il Signor Piero, il titolare, era stato la prima vittima del mio malumore. Come al solito dopo avermi salutata la sua mano era filata a palparmi il culo, (Il Signor Piero era fondamentalmente un uomo innocuo, si circondava di ragazzine più che altro per il piacere di toccare sederi un po' più sodi di quello della moglie Concetta. Che io sappia non è mai andato oltre con nessuna di noi, con me no di certo.) ma la mia reazione quella volta era stata esageratamente plateare e irosa. Il poverino s'era dovuto ritirare in silenzio, cercando di minimizzare la figuraccia di fronte ai 3, 4 clienti presenti.
Di solito mi piaceva fare la cameriera, è un po' come stare su un palco, l'attenzione è focalizzata su di te, tutti ti guardano e tutti ti desiderano. Ma quella mattina avevo il mondo per traverso e pensavo all'anno di austerity che mi attendeva per racimolare i soldi per operarmi con un anno di ritardo.
L'avvocato Matteotti sarebbe potuto essere la seconda vittima del mio malumore e invece...
Nando Matteotti era un avvocato quasi sulla quarantina, brizzolato, serio, taciturno e magrolino. Incredibilmente sexy nella sua compostezza, tuttavia era una persona estremamente sola. Lavorava a cento metri dal bar e viveva a trecento nella direzione opposta, faceva colazione la mattina e prendeva un aperitivo a fine giornata al bar da noi e non lo si vedeva mai in compagnia ne maschile ne femminile.
Mi ci erano voluti due anni a rompere la cortina di ghiaccio che gli avvolgeva il cuore ma in quel periodo si poteva quasi dire che eravamo in confidenza.
Inanzi tutto mi salutava, cosa che rispetto a ciò che concedeva alle altre bariste voleva praticamente dire che ero la sua preferita, poi si era istaurato tra noi due un buffo gioco di battutine a sfondo sessuale.
Lui mi chiedeva: Quant'è? (anche se prendeva sempre la stessa cosa e quindi lo sapeva benissimo)
Ed io rispondevo qualcosa del tipo: Un miliardo in macchina e un miliardo e mezzo a casa, tesoro!
Al che lui ridendo diceva: Troppo cara piccola, devi abbassare un po' le tariffe.
Con variazioni sul tema di quando in quando.
In realtà mi prendeva moltissimo l'idea che quell'uomo serio e pacato potesse desiderare di portarmi a casa sua e scoparmi e che, probabilmente non trovava il coraggio di farsi avanti. Non poteva immaginare che si sarebbe trovato di fronte ad un sì sicuro ed io allora non ero ancora abbastanza sfrontata da inviargli segnali troppo espliciti, fosse stato un coetaneo non avrei avuto problemi a farmi vedere disponibile, ma lui aveva l'età per essere mio padre e la cosa, a quel tempo, era una situazione abbastanza forte da frenarmi.
Lo trovavo incredibilmente sexy nella sua riservatezza ma non avrei mai avuto il coraggio di darglielo a vedere e lui non sembrava intenzionato a provarci con me, perciò eravamo in una situazione di stallo.
In effetti mi trattava quasi come una bella bambina, fatto che mi faceva impazzire di rabbia.
Quel pomeriggio lui aveva detto la sua battuta, inconsapevole del mio umore.
Lui: Quant'è?
Io, distratta: tremila e cinquecento.
Lui, non afferrando nemmeno allora il mio stato d'animo: Uh e quanto per averti tutta per me domenica?
Io l'avevo sentito, non era una domanda insolita, la risposta classica da parte mia era una cifra astronomica davanti alla quale lui si ritirava con una battuta, ma quel pomeriggio mi era uscito: Due Milioni e mezzo. (era l'unica cifra che mi ronzava nel cervello)
Il silenzio teso che c'era stato subito dopo m'aveva spinta ad alzare lo sguardo.
L'avvocato Matteotti mi fissava terribilmente serio con cinquemila lire sospese a mezz'aria.
Poi lui, con voce incerta: Mi sta bene.
A quel punto mi sono sentita sciogliere, due milioni e mezzo erano di gran lunga la cifra più normale che avessi mai detto in quel nostro strano gioco di allusioni, ma la sua espressione e le sue parole non lasciavano adito a dubbi, era pronto a darmeli ed io, oltre che per la contentezza di poter disporre della cifra che mi serviva, volevo assolutamente provare quell'emozione: essere pagata... essere puttana.
Io, con voce spezzata dalla tensione: Mi sta bene.
I suoi occhi a quel punto si erano accesi di una luce quasi estatica, era felice. Non potevo crederci.
Lui: Va.. va bene, resta qui.
Mentre mettevo in cassa le cinquemila lire che aveva lasciato cadere sul banco, mi chiedevo dove fosse sparito. Per qualche istante me l'ero immaginato intento a mettere giù un contratto, da bravo avvocato, in cui chiariva i termini del nostro accordo.

Io, Barbara XXXXXX Ricevo la somma di lire Duemilioni e mezzo dall'Avvocato Matteotti in pagamento delle mie prestazioni il giorno xxxx. Mi impegno perciò in tal data a succhiargli il cazzo, farmi scopare e sodomizzare e a sottostare a qualunque altra sua richiesta....

Immaginavo e intanto tremavo come una foglia, finché lui non si è ripresentato nel bar con una busta in mano. Erano i soldi.
Io: Perché me li dai ora?
Lui, serissimo: Perché Domenica, se possibile, vorrei non si parlasse di soldi. E perché così non cambi idea. Ora vado via, prima che uno di noi dica o faccia qualcosa che faccia saltare tutto.
E, dicendo così, l'avvocato era uscito di fretta dal bar.
I soldi c'erano tutti, con un bigliettino con l'indirizzo e il suo numero di telefono.
Provavo un vortice di emozioni fortissimo.
Non mi spaventava di certo l'idea di farmi scopare da lui, l'avevo più volte desiderato in effetti, ma il pensiero di farlo sotto pagamento e per di più di una cifra così spudoratamente esagerata... cominciavo anche a temere fosse una specie di maniaco...
Poi c'era la svergognata voglia di sentirsi puttana e di contro la sensazione di fare qualcosa di assolutamente sbagliato.
Per non cadere in stupidi ripensamenti, il giorno dopo, ero tornata nello studio del chirurgo prenotando l'intervento il giorno dopo il mio diciottesimo compleanno e saldando l'intera cifra in anticipo.
Ormai ero in ballo. Ero decisamente tesa, notevolmente più povera e, sopratutto, avevo appena certificato il mio essere diventata una prostituta, anche se occasionale.
Arrivare a Domenica era stata una lunga successione di estasi, tortura, rimorso e attesa.
Alla fine ero uscita di casa presto con una scusa ed ero andata da lui. Indossavo un maglia stretta sul mio piccolo seno che si mostrava, per quanto poteva, sotto il tessuto libero e disponibile, una gonna non troppo corta e attillata da cui le mie cosce lunghe spuntavano fasciate da un paio di calze scure e molto sexy.
Indossavo i miei fidi stivaletti tacco 12 e portavo i capelli sciolti e lisciati con cura.
Mi piacevo decisamente vestita così e, nello specchio immaginavo l'effetto che avrei fatto ai ragazzi, vestita così, una volta che anche il mio naso sarebbe stato a posto, rendendo finalmente il mio volto perfetto, senza difetti.
Avevo bussato e lui mi aveva detto di salire.
Il suo appartamento sembrava di un altro pianeta.
Era un incredibilmente organizzato e perfetto museo di complementi d'arredo in stile moderno. Sulle pareti, senza apparente motivo conduttore, riproduzioni di quadri famosi e gigantografie di ragazza Manga.
Dovete sempre tener presente che dieci anni fa, "Manga" equivaleva a dire "Perversioni giapponesi".
Tutte quelle ragazze, dai capelli di buffi colori pastello erano: poco vestite, poco procaci, quasi infantili e in pose quasi oscene di cui, a giudicare dalle lacrime e dai rossori nelle guance, sembravano vergognarsi.
C'era solo una rotonda e sicura di se Fujiko Mine a dominare la scena a centro.
Ammetto che in quel momento temevo di trovarmi in casa di un pervertito.
Lui era seduto su un lussuoso divano di pelle, in vestaglia, e mi guardava scrutare casa sua.
Io: Carino qui.
Lui: Grazie. Ho reso casa mia perfetta per me, col tempo. Sei bellissima.
Io, senza guardarlo: Grazie... Vedo che... insomma, ti piacciono i fumetti?
Lui, sorridendo: Oh, non sai quanto. Ma il discorso è più complesso di quello che la gente normalmente ritiene di sapere.
Io, sinceramente curiosa: Cioè?
Lui: Devi sapere che i così detti fumetti giapponesi non sono come i nostri. Non sono per ragazzi o, meglio, non sono solo per ragazzi. Ci sono quelli per giovani, per ragazze, e quelli per adulti. E' una cosa che qui farà fatica ad essere compresa.
Io, indicando i poster: Quindi, è quasi come la pornografia qui?
Lui: Più o meno. I Manga stimolano le fantasie, il porno mostra ostentatamente.
Io: Perciò queste... ragazzine.. Ti eccitano?
Lui, alzandosi e raggiungendomi, fermandosi a pochi centimetri dalle mie spalle: Non proprio. Tu mi ecciti. Mi eccita immaginarti come loro.
Non capivo cosa mi prendesse ma ero eccitata come mai prima all'idea di diventare per lui una specie di Lolita fumettosa.
Io: Va bene... Mi piace l'idea.
Lui, prendendomi per mano: Grazie.
In silenzio mi aveva condotta in bagno, spogliandomi delicatamente, fino a farmi restare nuda, alla mercee dei suoi occhi bramosi.
Mi scrutava con evidente desiderio, suscitando di riflesso il mio che cominciava a diventare impazienza, lui rimaneva in vestaglia, all'apparenza imperturbato, occhi a parte.
Nuda mi aveva condotto nella vasca da bagno, rimanendone però fuori lui. Senza proferire verbo aveva preso il doccino ed il sapone, cominciando a sciacquare con delicatezza il curato triangolino di peli che sormontavano la mia figa.
Io ero soggiogata dai suoi gesti e lo lasciavo fare, non mi sono minimamente mossa neppure quando ho visto il rasoio nelle sue mani.
Il tocco delicatissimo delle sue dita e il passaggio sicuro e pericoloso della lama, in posti che mai avrei pensato di depilare, mi facevano venire i brividi e mi conducevano alle soglie di un primo, inaspettato e travolgente orgasmo.
Ci aveva messo tutto il tempo necessario ed alla fine, servendosi di uno specchio, aveva visto e mi aveva fatto vedere il risultato delle sue manovre, ero completamente implume.
La mia figa si mostrava rosa e piccola come un frutto di mare proebito, carnosa e succulenta, col clitoride turgido per le dolci carezze e per il desiderio accumulato.
Lui, visibilmente emozionato: Perfetta.
Ma si era fermato lì. Nonostante una evidente erezione premesse la stoffa leggera della vestaglia, Nando si era alzato e s'era voltato per uscire, porgendomi prima però, un piccolo mucchietto di indumenti piegati per bene.
Lui: Indosseresti questi per me?
Io: C... certo.
Era una specie di divisa, quella che oggi so chiamarsi Sailor, una gonnellina svolazzante esageratamente corta, una camicia bianca con clip al posto dei bottoni e un fiocco in tinta con la gonna per cravatta. Un cerchietto colorato in testa, un paio di calzettoni a mò di scaldamuscolo, e un paio di slip per niente sexy semmai decisamente infantili, con orsacchiotti blu stampigliati sul culetto.
Mi guardavo allo specchio e improvvisamente vedevo una di quelle lolite appiccicate al muro in soggiorno ed ero sicura di poter eccitare quell'uomo che così tanto mi stava tenendo sulle spine.
In soggiorno Nando m'aveva spiazzato di nuovo, se ne stava inginocchiato davanti al tavolino, guardandomi in estasi ma ancora vestito e apparentemente per niente intenzionato all'azione. Davanti a lui, un mucchio di fumetti e un set da the.
Lui, ammirato: Sei meravigliosa... ma, che c'è?
Io, sinceramente imbarazzata: Niente... è che, pensavo volessi....
Lui: Barbara, ascolta. Io non ho gli ormoni e la prestanza dei tuoi coetanei, e dato che abbiamo tutto il giorno, vorrei godere di ogni attimo. Per me è già un estasi averti qui, vederti vestita così e poterti guardare. Ti va un the? volevo mostrarti alcuni di questi Manga.
Sospirando mi ero accomodata accanto a lui, inginocchiandomi e sedendomi sui miei stessi piedi, nella sua stessa posa. La gonnellina così gli mostrava lampi delle mie mutandine.
Sbirciandomi e deglutendo aveva fatto gli onori del cerimoniale de the, poi aveva cominciato a mostrarmi quei Manga. Erano in giapponese e non capivo un cavolo dei testi nelle Baloons ma i disegni erano di altissima qualità.
Lui: Vedi, questi sono per adulti e trattano ognuno un genere, questo riguarda il bondage ad esempio.
Donne bellissime che si facevano legare come salami ed abusare da uomini di diversi tipi, dal giovanotto fico al ciccione schifoso. Erano una visione piuttosto eccitante, anche se personalmente non trovo molto stimolanti le dominazioni in genere.
Sempre lui, con voce calma e terribilmente sexy: Questi invece sono quelli che trattano di tradimenti.
Casalinghe che cedevano a sconosciuti in varie situazioni. Era strano non capire i dialoghi ma comprendere perfettamente le emozioni di quei buffi personaggi dalle proporzioni fisiche impossibili.
Ero sempre più eccitata, smaniavo e mi muovevo sul posto offrendogli sbirciate sempre più allettanti.
Lui: E questi invece sono i Loolicon, quelli che piacciono a me.
Ragazzine acerbe, vestite esattamente come me, che scopavano in varie situazioni con uomini molto più grandi. Molestate in metrò oppure a scuola o in stanze d'albergo.
C'era un simbolo che si ripeteva spesso durante gli amplessi, verso la fine, glie l'avevo indicato, chiedendone il significato.
Lui, sorridendo: Quello significa all'incirca... "vengo" suona tipo Iku.
Ormai io non aspettavo altro che lui e, per spingerlo all'azione, ho assunto uno degli atteggiamenti che avevo notato ricorrente nei fumetti dell'ultimo tipo, quelli che lo eccitavano.
Avevo preso a mordermi il labbro inferiore, con lo sguardo abbassato e la mano a coprire leggermente la bocca. Un atteggiamento remissivo.
Era seguito un silenzio tombale.
Prendendo coraggio avevo alzato lo sguardo e lui era fisso a guardarmi, come in trance.
Poi si era mosso, scattando in piedi, aprendo la vestaglia, mostrandomi finalmente il suo cazzo, duro e completamente depilato.
Era la prima volta che ne vedevo uno depilato dal vivo. Gli conferiva un aspetto regale, possente, come un film porno vissuto dal vivo e lo faceva sembrare anche più grosso e lungo di quanto non fosse in realtà.
Senza dire altro e senza nemmeno molta delicatezza mi aveva afferrata per i capelli e mi aveva costretta ad avvicinare il viso.
Sapevo qual'era il mio ruolo ed avevo serrato le labbra e votato la faccia.
La sua reazione era stata perentoria, mi aveva afferrata con l'altra mano e obbligata a tenere la testa immobile, mentre pigiava col cazzo sulle mie labbra, che a quel punto s'erano schiuse, lasciandolo passare.
Finalmente! Avevo pensato. Finalmente s'era deciso ed io ero così eccitata da desiderare spasmodicamente di masturbarmi mentre lui mi usava come una bambola, muovendosi come un forsennato dentro la mia bocca, col cazzo che scorreva sulla mia lingua, che tenevo docilmente rilassata, per agevolarlo. Il mio ruolo però era quello di una ingenua ragazzina soprafatta e così tenevo le mani sui suoi fianchi, spingendo debolmente indietro, in una fintissima imitazione di resistenza.
Per farmi venire i lucciconi agli occhi non sbattevo le palpebre.
Dopo un po' lui si era tolto dalla mia bocca, e mi aveva spinta per terra. Col fiato corto mi si era buttato addosso, infilando una mano sotto la gonnellina e togliendomi rudemente quelle ridicole mutandine, ormai zuppe.
Lui, roco, animalesco, irriconoscibile, sfregando le dita lungo la mia figa ormai gonfia di desiderio: Senti come sei bagnata! Ti piace allora! Altro che santarellina..
Recitava la sua parte, e io perciò di contro la mia.
Io, supplicando: No! no.
Lui, piazzandosi tra le mie cosce spalancate: Si invece!
Aveva aperto i due lembi della camicia, facendo aprire di colpo tutte le clips e aveva piazzato entrambe le mani sui miei seni.
Poi la spinta del suo cazzo, finalmente dentro, m'aveva fatta subito sciogliere.
Pompava come un forsennato ed io sapevo che non sarebbe durato molto. Per fortuna io ero parecchio più avanti di lui e già sentivo le prime scintille sprizzare dalla clitoride ed il piacevolissimo calore dell'orgasmo spandersi nel mio corpo.
Io, guardandolo con occhioni luccicanti: I.... I.... IKKUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUUU!!!!
Gli aveva fatto subito l'effetto voluto perché l'avevo sentito esplodere dentro, mentre i suoi occhi adoranti restavano fissi nei miei.
Poi era rimasto su di me a lungo, fino a che il suo cazzo, completamente rilassato, non era sgusciato fuori del mio corpo, portandosi dietro rivoli appiccicosi del suo piacere.
Lui, dopo avermi dato un bacio in fronte : Grazie. Sei stata perfetta.
Io: Posso farti un regalo da Barbara e non da Lolita dei fumetti?
Lui: Certo...
Così l'avevo fatto alzare e poi accomodare sul divano di pelle. Mi ero accovacciata tra le sue gambe ed avevo cominciato a succhiarglielo con devozione.
Lo tenevo tra le labbra e ci giocavo con la lingua, sapeva di lui e di me ed io lo trovavo delizioso. Amo sentire il cazzo che riprende vigore tra le mie labbra dopo un orgasmo e lui gradiva di sicuro il trattamento perché gemeva e sospirava il mio nome.
Era tornato duro in pochi minuti ma io non avevo smesso di succhiarglielo. Volevo assaggiare il suo seme, spillato direttamente nella mia bocca.
Non c'era voluto molto che i suoi gemiti si erano trasformati in roche esternazioni di piacere, mentre la mia lingua gli torturava la pelle sensibile della cappella, resa ancora più recettiva dal primo orgasmo.
Appena l'avevo sentito pulsare tra le labbra ero scesa, giù lungo l'asta, per accogliere il primo schizzo direttamente in gola, per poi risalire piano e lasciare che mi riempisse la bocca con i successivi fiotti caldi.
Avevo ingoiato tutto prima di sollevarmi e sorridergli.
Lui: Sei una dea.
La giornata però era ancora lunga e lui, temendo di non riuscire ad offrire un altra prestazione decente, aveva ripreso il suo ruolo di guardone.
Mi aveva spiato sotto la doccia e per tutto il pomeriggio aveva continuato con le sue occhiatine fugaci sotto la mia gonnellina, per compiacerlo di più non avevo più indossato le mutandine.
Verso sera ci eravamo dedicati agli OAV cioè i cartoni derivati dai Manga. Io li guardavo stesa lì, proprio dove mi aveva scopata, pancia sotto e dondolando i piedi in aria, consapevole dei suoi occhi fissi sul mio culo, dato che lui se ne stava sul divano.
Lui, quasi verso la fine della nostra giornata: Barbara, ascolta...
Io, voltandomi e sorprendendolo a fissarmi il culo: Si?
Lui: I soldi che ti ho dato.... voglio dire, ti rendi conto che erano tanti vero?
Io, un po delusa: Avevi detto che non si doveva parlare di soldi...
Lui, mortificato: Lo so ma volevo chiederti... si insomma, dato che hai accettato tutti quei soldi volevo chiederti una cosa un po'... forte.
Io, intuendo qualcosa: tipo?
Lui: Io mi chiedevo... sai... il sesso anale...
L'idea pura e ingenua che quell'uomo aveva di me mi affascinava. Inoltre era qualche decina di giorni che non lo facevo, ne avrebbe ricevuto la giusta sensazione di strettezza...
Io, con tono deluso: Non mi va. Ma come hai detto, hai pagato un sacco di soldi perciò...
E dicendolo mi ero voltata a guardare il cartoon, sollevando la gonnellina sopra i glutei. L'avevo sentito scendere dal divano ed accucciarsi tra le mie gambe. Un attimo dopo il tocco caldo e umido della sua lingua sulla fica e su, piano piano, fino al culetto, il suo timido intrufolare dentro la lingua.
Avrei voluto urlargli di farlo, subito, forte, ma invece tacevo restando nella parte.
Aveva continuato a leccarmi tantissimo, facendomi godere molto e preparando il mio culetto ben oltre il necessario, poi si era piazzato in posizione, passandomi il cazzo più volte sulla fessura per poi appoggiarlo all'ano, che si contraeva spasmodicamente, pronto ad accoglierlo.
Poi era entrato, ma nella figa. Aveva iniziato una lenta e dolce scopata, probabilmente rinunciando del tutto ai suoi propositi.
Io, Quasi senza voce: N...Nando?
Lui: Si?
Io: Inculami!
Lui: Ma... hai detto...
Io: Taci! Fallo! Subito!
Di sicuro non se lo sarebbe lasciato ripetere ancora, in un lampo era uscito dalla figa e l'aveva puntato all'obbiettivo, spingendo poi pianissimo.
Io: Non sono fatta di vetro! Scopami! Scopami subito, accidenti!
A quel punto ha cominciato a scoparmi sul serio, con spinte possenti e decise. Subito avevo portato le dita a stimolarmi il clitoride, raddoppiando in un secondo tutto il mio piacere.
Era stato selvaggio, focoso ed era durato tantissimo, mettendo a dura prova la resistenza del mio piccolo culetto, e regalandomi orgasmi a ripetizione, fino a che non si era svuotato dentro e poi accasciato sul mio corpo.
Il nostro tempo a disposizione era finito dovevo, anche se non ne avevo alcuna voglia, tornare a casa. Mi ero andata a lavare e cambiare in bagno e, quando ero tornata in soggiorno, la vestaglia era sparita e lui indossava abiti usuali per il suo stile.
Lui: Grazie. Mi hai fatto passare un giorno indimenticabile.
Ero combattuta se dire o no quello che poi avrei detto: I soldi mi servivano davvero e perciò me li tengo, ma sarei stata tua anche se solo me lo avessi chiesto.
Lui, incredulo: Dici sul serio?
Io: Tra tre settimane avrò diciotto anni. Tra tre settimane e un giorno capirai perché ti ho rubato tutti quei soldi ma in ogni caso se mi vuoi, sono tua.

Nando è stato, finora, l'uomo con cui sono stata più tempo. Siamo stati insieme un anno e, nonostante la nutrita schiera di ammiratori che erano spuntati fuori dal nulla dopo la mia operazione, per un anno sono stata solo sua. Poi la mia indole ha vinto e l'ho tradito e poi mollato.
Credo sia tutto gente. Ancora un grazie a tutti quelli che mi hanno scritto.

P.S. Ultime notizie. Ora sono fidanzata. Un caporedattore, un ragazzo meraviglioso che consideravo uno dei miei migliori amici, ha finalmente trovato il coraggio di chiedermi di essere sua e, dato che mi piace un sacco, gli ho detto che ci proveremo. Che ci crediate o no è un calciatore. Gioca in porta in prima categoria e Domenica vado a fare il tifo per lui! ;P

Racconto di proprietà di Barbydoll.

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